
13) Calunnie contro Epicuro.
Diogene Laerzio racconta come alcuni filosofi, storici,
intellettuali, politici descrissero Epicuro e li accusa di essere
dei calunniatori

Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, X, 3-7 (vedi manuale pagina
166).

    1   Lo stoico Diotimo manifest la sua ostilit a Epicuro
calunniandolo molto amaramente con la pubblicazione di cinquanta
epistole scandalose sotto il nome di Epicuro. Persegu lo stesso
fine l'editore di una raccolta di lettere pubblicate come se
fossero di Epicuro, ma, in realt, comunemente attribuite a
Crisippo.
    2   Furono suoi calunniatori anche Posidonio stoico e la sua
scuola e Nicola e Sozione nel dodicesimo libro dell'opera
intitolata Confutazioni dioclee (che consta di ventiquattro libri)
e Dionisio di Alicarnasso. Secondo costoro, Epicuro, insieme con
la madre, andava in giro per le case della povera gente a recitare
formule espiatorie e, insieme col padre, faceva il maestro di
scuola per una paga irrisoria, e, inoltre, prostituiva uno dei
suoi fratelli e conviveva con l'etera Leonzio, e faceva passare
per sue la dottrina atomistica di Democrito e quella edonistica di
Aristippo. N era legittimo cittadino di Atene, secondo quanto era
stato affermato da Timocrate e da Erodoto nel suo libro
Sull'efebia di Epicuro. Fu vergognoso adulatore di Mitra, ministro
di Lisimaco, e nelle epistole lo chiamava Peana [cio Salvatore]
e Sire. N lesin lodi e adulazioni a Idomeneo, Erodoto e
Timocrate, che avevano divulgato le sue dottrine esoteriche.
    3   E nelle epistole a Leonzio scrive tra l'altro:
        Peana Sire! Cara piccola Leonzio, quale tripudio di
gioia m'invase quando lessi la tua lettera!.
    4   E a Temista, moglie di Leonteo:
        E voi non venite da me, son pronto a giungere in tre
balzi l dove voi, o Temista mi dite di venire.
    5   E a Pitocle, che era un giovane bello:
        Mi assider scrive ed aspetter che tu, mio desiderio,
giunga da me, simile a un dio.
    6   E secondo quel che riferisce Teodoro nel quarto libro
della sua opera Contro Epicuro, in un'altra lettera a Temista egli
scrive di essere solito abbandonarsi ad ogni follia con lei nel
vino.
    7   Aggiungono i suoi detrattori che fu in corrispondenza con
molte altre etere e specialmente con Leonzio, di cui anche
Metrodoro fu innamorato. E viene anche citato un passo della sua
opera Del fine, cos:
        Non so quale bene io possa concepire, se eccettuo i
piaceri del gusto o le gioie d'amore o i piaceri che derivano
dall'udito o dalla contemplazione della bellezza.
    8   E un passo di una sua lettera a Pitocle:
        Alza la tua vela, amico, e sfuggi ogni cultura,
qualunque essa sia.
    9   Ed Epitteto lo chiama cinedlogo, ovvero predicatore di
sconcezze, e lo critica molto aspramente.
    10  Inoltre Timocrate, fratello di Metrodoro e discepolo di
Epicuro, dopo aver abbandonato la scuola, in un'opera intitolata
Delizie, riferisce che Epicuro era cos dedito alla dissolutezza
che vomitava due volte al giorno e narra che egli stesso a stento
riusc a sfuggire a quei notturni trattenimenti filosofici e a
quell'associazione di iniziati. E che Epicuro molte lacune aveva
nella preparazione scientifica, ma ancora maggiore ignoranza
mostrava nelle questioni della vita quotidiana, e che le sue
condizioni fisiche erano cos pietose che per molti anni non pot
alzarsi dalla sedia gestatoria; e che spendeva una mina al giorno
per la mensa, come scrive egli stesso in un'epistola a Leonzio e
nell'altra Ai filosofi in Mitilene. E che vivevano insieme con lui
e con Metrodoro molte etere e tra queste Mammario, Edia, Erozio e
Nicidio. [...].

(Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, Laterza, Bari, 1987 2, volume
secondo, pagine 401-402).

